Sta calando il numero di lettori dei libri in Italia. L’abitudine alla lettura in Italia si rivela un fenomeno complesso e ricco di sfumature, fortemente influenzato da fattori demografici, geografici e sociali. Secondo quanto emerge dall’indagine CTL riferita al 2024, la quota di cittadini dai sei anni in su che dichiarano di aver letto almeno un libro nell’arco di dodici mesi, escludendo i testi scolastici obbligatori, si attesta al 57,1%.

La tendenza sui lettori dei libri in Italia
Questo dato si traduce in una platea di circa 32 milioni di persone: una maggioranza consistente che tuttavia nasconde un trend di progressivo ridimensionamento sul lungo periodo. Se si guarda indietro nel tempo, infatti, nel 2000 la percentuale complessiva di lettori toccava il 60%. Questo calo costante ha finito per coinvolgere negli anni sia la popolazione maschile (scesa dal 54,9% al 51,2%) sia quella femminile (passata dal 64,9% al 62,6%).
Analizzando i dati sotto il profilo anagrafico, emerge chiaramente come l’amore per i libri sia un’abitudine che si coltiva soprattutto in giovane età. Il picco massimo si registra infatti tra i ragazzi della fascia 11-14 anni (78,9%). Con il passare degli anni, purtroppo, questo entusiasmo tende a scemare in modo progressivo, fino a toccare il livello più basso tra gli anziani dai 75 anni in su, dove la quota di lettori scende drasticamente al 37,5%.
Accanto al fattore anagrafico, il genere gioca un ruolo determinante nel delineare il profilo di chi legge. Le donne dimostrano una propensione storica nettamente superiore rispetto agli uomini: 62,6% contro il 51,2%. Questo divario non è affatto uniforme: inizia a manifestarsi durante l’adolescenza e si amplia nell’età adulta, raggiungendo la massima distanza nella fascia d’età compresa tra i 45 e i 54 anni, con uno scarto di ben 17,4 punti percentuali a favore delle donne, per poi contrarsi nelle generazioni successive.
Infine, l’accesso ai libri riflette profonde disuguaglianze strutturali presenti nel nostro Paese. Dal punto di vista geografico, esiste una netta spaccatura tra il Centro-Nord, dove oltre il 60% della popolazione legge con regolarità, e il Mezzogiorno, dove il dato si ferma al 47%. Questa asimmetria territoriale è ulteriormente amplificata dalle condizioni socio-economiche dei singoli individui.
Chi possiede un titolo di studio elevato ha una probabilità di leggere ben tre volte superiore rispetto a chi ha un livello d’istruzione basso. Inoltre i lettori rappresentano il 43,9% tra i nuclei familiari meno abbienti, ma salgono fino al 72,5% tra le famiglie economicamente più agiate. Questi dati confermano come la lettura in Italia rimanga, purtroppo, un’opportunità ancora strettamente legata al benessere economico e culturale di partenza.