Bill Murray consiglia come cavarsela in un mondo poco amichevole

Se non conoscete Bill Murray probabilmente vi siete persi una delle migliori leggende del cinema attualmente in corso. Mattatore di cult come Ghostbusters, Ricomincio da Capo e Lost in Translation, ci ha deliziato in tutti questi anni di carriera con una verve comica unica nel suo genere. Carisma da vendere e citazioni note, Murray ha lasciato il segno anche in prodotti recenti come Zombieland dove interpetra la caricatura di se stesso in un mondo post-apocalittico.

«Un giorno d’inverno, mentre fuori fioccava, Bill Murray stava passando il tempo alla vineria Grape D’Vine con il proprietario Joe Printz, che per allietare la conversazione aveva stappato una bottiglia di Barolo. I clienti entravano per comprare del vino, e appena vedevano Bill gli prendeva un colpo. Quando si ritrovò circondato da un capannello di persone, lui si alzò, offrì il bicchiere di vino a una donna e uscì. In strada, raccolse una manciata di neve, l’appallottolò e la scagliò contro la schiena di un passante. Furibondo, l’uomo si girò e gli si avvicinò con fare minaccioso – ma quando capì chi fosse l’insolente, scoppiò a ridere e si mise anche lui a fare una palla di neve. Tutti gli altri uscirono dalla vineria seguendo l’esempio di Bill e, di lì a poco, la strada si riempì di adulti che battagliavano con le palle di neve

Questo è uno dei tanti aneddoti e storie vere che potete trovare nel libro “l’arte di essere Bill Murray” scritto da Gavin Edwars che ha raccontato alla fonte in fondo all’articolo, la particolarità e la ricerca di scrivere un libro su una persona che lavora tramite un numero verde ed un avvocato, che non usufruisce di altri mezzi stampa come ogni appartenente allo star system, una persona di cui si raccontano tante leggende per poi scoprire che la maggior parte sono tutte vere. Bill Murray è da sempre una personalità particolare e tramite questi racconti, l’autore vuol far notare come ci si può alleggerire la vita anche se si è superfamosi perché alla fine viviamo semplicemente tutti nello stesso mondo che spesso può risultare difficile.

Edwards ha raccontato quanto fosse insolito essere assorti sull’incrocio di una strada di New York e ritrovarsi la star di Ghostbusters coprirti gli occhi con le mani per poi esclamare “Nessuno ti crederà mai” regalando così qualcosa di gioioso e memorabile al capitato. Tra l’altro l’attore ha rievocato uno degli aneddoti del libro, insieme ad Emma Stone, durante il ritiro di un premio lasciando palesemente intendere che approvi la cosa.

FONTE

“Io sono Giorgia” il libro sulla Meloni

“Vabbè dai allora anche io posso scrivere un libro, anzi comincio proprio adesso” siamo sicuri che questa è stata la prima cosa che avete pensato quando avete letto il titolo ed aperto questo articolo. Sicuramente Giorgia Meloni non è l’unico personaggio inusuale che scrive un libro, arte ormai finita in mano a scellerati che scrivono ogni cosa pur di ricavarne qualcosa. Comunque questo è “Io sono Giorgia” iconica frase ormai slogan della principale rappresentante del partito Fratelli D’Italia.

Il titolo ormai deriva dal noto tormentone della frase esclamata dalla Meloni durante un comizio. Una frase che l’ha lanciata nel mondo dei meme tanto da essere state create delle canzoni. Dalla musica alla lettura, ormai la Giorgia Nazionale è un’artista a tutto tondo. Il libro è edito da Rizzoli e costa sui 18 euro. Lo potete trovare nelle librerie fisiche come Feltrinelli e Mondadori, ma anche sui grandi e-commerce come eBay ed Amazon. Insomma se davvero, ma davvero, vorreste comprarlo non avete scampo, il volto della Meloni sarà praticamente ovunque. È comunque dal successo musicale e fenomeno pop di cui si è trovata rappresentate, che Giorgia Meloni ha deciso di scrivere il libro come spiega anche nell’introduzione dello stesso:

Quel curioso connubio tra comizio e musica da discoteca, con tanto di balletto montato ad arte, spiccò il volo nelle visualizzazioni rendendomi popolarissima, soprattutto tra i nati dopo il 2000. Quella che doveva essere un’arma contro le mie idee era diventata, per paradosso, un potentissimo amplificatore per propagarle. E di colpo mi aveva trasformato da noioso esponente politico a curioso fenomeno pop. È stato quel pezzo la ragione per la quale mi sono convinta a scrivere questo libro. Da allora ho visto troppa gente parlare di me e delle mie idee per non rendermi conto di quanto io e la mia vita siamo in realtà distanti dal racconto che se ne fa. E ho deciso di aprirmi, di raccontare in prima persona chi sono, in cosa credo, e come sono arrivata fin qui.

Di cosa parla il libro? Se possiamo usare una terminologia che descriva perfettamente l’autobiografia, la politica, gli errori e le mancanze nella vita di una persona, in questo caso di Giorgia Meloni, allora il termine giusto è “Formazione”. Infatti il libro spiega come una donna, nonostante un passato non proprio facile causa mancanza del padre, nonostante le gaffès fatte da lei e gli scivoloni del partito a cui appartiene, essa possa trarne una sorta di formazione e continuare a ‘fare’.

 

La storia di Rocco Casalino scritta ne “Il portavoce”

Rocco Casalino è un personaggio politico che sin da subito ha destato astio da parte del popolo, che da sempre lo aveva visto come il partecipante ad un programma effimero quale il “Grande Fratello”, programma che lo stesso Casalino non ha mai disdegnato e che anzi ha dichiarato alle telecamere di Barbara D’Urso che è stata un’esperienza che rifarebbe ugualmente.

Dal 2018 Rocco Casalino è divenuto un esponente importante per il Movimento 5 Stelle fino a diventare portavoce dello stesso ex Premier Conte. La sua carriera è costellata di gaffès anche politiche, che nel suo libro edito da Piemme “Il portavoce-La mia storia” riporta come se fossero errori da cui ha dovuto imparare per la vita che poi si è creato. Casalino è sicuramente conosciuto come quello del GF ma non tutti sanno che alle spalle ha una carriera scolastica non del tutto indifferente.  Infatti come scritto nell’anticipazione del libro “Rocco studia duramente, è tra i più bravi della classe, con una forte propensione alla matematica.” la stessa propensione che una volta tornato in Italia lo farà iscrivere alla facoltà di Ingegneria a cui poi si è laureato. Vi sorprenderà saperlo ma rocco effettivamente ha una laurea e competenze per il ruolo che ad oggi svolge. Continua la premessa “tante vite vissute, tante lezioni imparate, tanta voglia di farcela a tutti i costi per diventare il portavoce di Giuseppe Conte ed essere uno degli uomini più decisivi degli ultimi 2 anni.”

Il libro ha avuto diversi rimandi con la data a causa della crisi di Governo che ha attraversato il paese, ma potete trovarlo in vendita dal 16 febbraio su Amazon e tutte le librerie convenzionate al costo di 9,99€ in formato Kindle e 17,00€ copertina rigida. Se volete dunque conoscere la storia dietro il politico più chiacchierato di questi tempi non vi resta che leggere la sua storia per farvi un’idea che magari dietro alla persona non esiste solo l’apparenza di quello che è stato, ma che può esserci qualcuno di molto più posato.

JFF PLUS: Online festival, le trasposizioni cinematografiche

Al JFF PLUS: Online festival ONE NIGHT (2019) di Shiraishi Kazuya e altre recentissime trasposizioni cinematografiche da pièce teatrali, bestsellers, manga, favole per bambini e racconti brevi made in Japan

One Night (2019) da una pièce teatrale di Kawabara Yuko

Gon, the Little Fox (2019, corto animato in Stop Motion) da una storia della letteratura per l’infanzia scritta nel 1932 da Niimi Nankichi

Production I.G Short Animation: The Girl from the Other Side (2019, corto animato della Production I.G) dall’omonimo manga di Nagabe

Caffè Funiculi Funicula (2018) dal bestseller Finché il caffè è caldo di Kawaguchi Toshikazu

Little Nights, Little Love (2019) da un racconto breve di Isaka Kotaro

 

Il cinema, si sa, oltre che sprigionare dalla fantasia, dai sogni o da visioni distopiche di registi e sceneggiatori, trae spesso ispirazione da fatti di cronaca, personaggi della storia o dalla letteratura. In Giappone capita spesso che siano i manga o i best seller a essere fonte di ispirazione per i film ed essendo il popolo giapponese un popolo di accaniti/fervidi lettori è abbastanza normale che gli stessi affollino (in tempi pre-Covid) le sale cinematografiche spinti dalla curiosità di vedere la resa cinematografica o di ritrovare i personaggi conosciuti nel corso delle loro letture. Nella selezione del JFF Plus: Online Festival si contano diversi film tratti da manga, romanzi e pièce teatrali made in Japan e ci piace analizzarne alcuni più da vicino.

Dal teatro trae spunto la sceneggiatura e il riadattamento per il grande schermo di One Night (2019) di Shiraishi Kazuya, tratto dall’omonima pièce scritta nel 2011 dal drammaturgo Kawabara Yuko, che portava in scena il sofferente personaggio di una madre assassina costretta a lasciare da soli i suoi 3 giovani figli – Yuji, Hiroki e Sonoko – per scontare 15 anni di carcere, dopo aver confessato l’omicidio del violento marito, proprietario di una piccola compagnia di taxi.

La sceneggiatura teatrale di Kawabara è stata smontata, rimaneggiata e adattata alle esigenze cinematografiche del film dal regista stesso e dallo sceneggiatore Takahashi Izumi, che è riuscito nella delicata operazione di dilatare spazi e ridistribuire l’intensità emotiva del fatto tragico all’origine della storia su più personaggi.

L’attenzione del testo teatrale era concentrata sulla madre Koharu, sul suo dramma interiore, sulla sofferenza di convivere con un marito violento, sulla decisione di liberare i figli da un padre manesco e irascibile, mentre Shiraishi la sposta sul figlio minore, Yuji, interpretato nel film da Sato Takeru, cresciuto con un forte rancore per la mamma e allontanatosi anche dai fratelli. Vista la centralità del personaggio materno nella pièce, il ruolo di Koharu era comunque da affidare a un’attrice dalla grande forza interpretativa e la scelta è ricaduta su Tanaka Yuko, molto amata in Giappone e più volte premiata per la sua recitazione in ruoli minori, compresa la candidatura come miglior attrice non-protagonista all’Asian Film Award proprio per il ruolo della madre assassina in One Night (noi la ricordiamo anche nel commovente ruolo di madre nel film Tokyo Tower: Mom and Me, and Sometimes Dad di Nishitani Hiroshi, uscito nel 2006, e per l’attuale partecipazione in un ruolo minore nella serie Midnight Diner su Netflix).

Nell’interessante conversazione con Mark Schilling (disponibile sulla piattaforma durante tutta la durata del Festival), il regista spiega di aver illustrato a Tanaka il ruolo tormentato che avrebbe dovuto interpretare e quale immagine di madre avevano in mente lui e lo sceneggiatore Takahashi; l’attrice sembra aver incamerato quell’immagine che le avevano suggerito nel primo colloquio, restituendola mirabilmente nel corso delle riprese, scena dopo scena. Nella pièce teatrale la scenografia era composta di un piccolo set: una stazione di taxi da un lato, la casa dove abitava la famiglia dall’altro e al centro un cortile. Il regista Shiraishi desiderava che la storia si sviluppasse in spazi un po’ più ampi e che il dramma si concentrasse maggiormente sui vari componenti della famiglia.

Il tragico fatto vissuto nell’infanzia si ripercuote infatti, in un modo o nell’altro, nelle vite di tutti e tre i fratelli, sebbene sia il minore Yuji a ostentare maggior rancore e dolore. Molto intensa anche l’interpretazione di Matsuoka Mayu nel ruolo della figlia Sonoko, colei che più dei fratelli sembra agire per una riconciliazione familiare. Regista e sceneggiatore del film hanno inoltre lavorato molto sui dialoghi. Quelli troppo teatrali sono stati adattati al linguaggio di un film contemporaneo, ma le battute più interessanti recitate a teatro le hanno volute mantenere anche nella trasposizione cinematografica. Per es. la madre alla fine del film dice: “Tada, yoru dattandesu” ossia “Era solo una notte come le altre”. Questa battuta, che condensa una drammaticità condivisa da tutti i personaggi, è rimasta identica a quella recitata in teatro. Con One night (2019) il regista Shiraishi Kazuya si è aggiudicato il Japanese Director Award nella edizione n. 93 del Kinema Junpo Best Ten, la classifica dei migliori 10 film giapponesi stilata da una delle più prestigiose riviste di cinema dell’arcipelago.

Shiraishi Kazuya, classe 1974, è regista molto prolifico; negli ultimi 5 anni ha realizzato ben 10 lungometraggi, tra cui 2 film di crimine – The Devil’s Path (2013) e The Blood of Wolves (2018) – e il biotopic Dare To Stop Us (Tomerareruka, Oretachi wo, 2018), quest’ultimo presentato in anteprima italiana dal FEFF 21 e in seconda visione dall’Istituto Giapponese nel maggio 2018. Nelle sue opere affronta spesso il tema delle persone ai margini della società.

In One Night è presentata una famiglia che fa una vita normale, a parte il padre violento, ma in una notte cambia tutto e si ritrovano a essere emarginati, senza una seconda occasione per reintegrarsi nella società. Mark Schilling, il giornalista che lo ha intervistato per il JFF Plus, ci vede un erede della tradizione del cinema giapponese degli anni ’60 e ’70, l’epoca di rottura rispetto al mondo degli Studios, l’epoca di film di ‘guerriglia’ e di autori come Wakamatsu Koji, Oshima Nagisa, Shinoda Masahiro, Yoshida Kiju e tanti altri registi che facevano capo alla storica casa di produzione indipendente ATG (Art Theatre Guild of Japan), fondata nel 1961 con lo scopo di distribuire pellicole cinematografiche prodotte in patria o all’estero, che non avrebbero avuto spazio nei circuiti tradizionali. One Night è un film molto intenso, che indaga il mistero dell’uomo, di quell’uomo capace di uccidere la madre la mattina e il pomeriggio aiutare un’anziana a attraversare su un passaggio a livello, perché il buono e il cattivo è in ognuno di noi; non ci sono tonalità di solo nero o solo bianco, ma ci sono tante sfumature di grigio a caratterizzare l’umanità.

Veniamo a un’opera completamente diversa, Gon, the Little Fox, il corto animato in Stop Motion del regista Yashiro Takeshi. Tratto da una tradizionale favola per bambini (in giapp. dowa) dal titolo Gongitsune scritta nel 1932 da Niimi Nankichi – pseudonimo di Niimi Shohachi (1913-1943) – è la storia di Gon, una piccola volpe rimasta orfana, dal carattere piuttosto vivace, che si aggira intorno a un villaggio rovinando i raccolti, e combinando ogni sorta di guai. Un giorno ruba un’anguilla al giovane Hyoju, che l’aveva pescata nella speranza di far guarire la mamma da una malattia. Solo quando Gon apprende della morte della madre di Hyoju si rende conto di quanto il suo comportamento abbia arrecato danno e da quel giorno porta segretamente in dono al ragazzo una serie di doni, frutto della sua personale abilità e astuzia di predatore e raccoglitore di funghi, noci e di altri prodotti della natura, tra cui un meraviglioso fiore rosso. Hyoju si trova tutti i giorni questi doni in casa ma ignora chi li abbia portati.

Un giorno mentre sta per rincasare vede uscire il volpino dalla sua abitazione e gli spara. Avvicinandosi si rende conto che è proprio lui il dispensatore di doni, ma non può più rimediare. Sembrerebbe una storia triste, perché muore la madre, muore la volpe, Hyoju si rende conto che è stato un errore colpirla etc., ma il regista ci tiene a spiegare che non è così. Nel film ogni personaggio agisce e vive per raggiungere il bene, cercando di fare tutto al meglio. Il cacciatore anziano consiglia al giovane Hyoju di non esitare a sparare alle volpi perché deve difendere il raccolto per il bene del villaggio. Hyoju va in cerca dell’anguilla per il bene della madre, per curarla. Gon prende l’anguilla dal cesto e le ridona la libertà perché convinto di fare il bene dell’animale. E sempre Gon porta i doni a Hyoju per il bene del ragazzo quando capisce di aver sbagliato e lo vede triste per la perdita della mamma.

Il ragazzo spara alla volpe convinto di difendere la casa e di dimostrare così la sua determinazione a darsi da fare e agire per il bene della comunità. Il messaggio di Yashiro Takeshi è che in ogni persona c’è Amore, c’è l’istinto a fare il bene, anche se talvolta questo bene è invisibile agli occhi degli altri. E anche se ci sono percorsi che si sfiorano senza congiungersi. “Dietro tutte le storie tristi che accadono nel mondo si nascondono gentilezza, serietà e impegno per il bene” afferma il regista nell’intervista rilasciata al JFF Plus (disponibile sulla piattaforma del Festival nella sezione Talks and Events). Una fiaba che da bambini, letta sui testi scolastici alle scuole elementari in Giappone – e quindi conosciuta da tutta la popolazione – non è facilmente comprensibile. E infatti il regista non l’aveva intesa così da bambino. Rileggendola da adulto ne ha compreso il vero significato e ha sentito l’esigenza di comunicarlo ai tanti che come lui forse non sono riusciti a coglierne l’essenza profonda.

Passiamo a un film tratto da un best-seller che sta spopolando anche in italia. Parliamo di Caffè Funiculi Funicola ((Tit. orig. Kohi ga samenai uchini, 2018) di Tsukahara Ayuko, tra i titoli più attesi del JFF PLUS, che porta sul grande schermo i personaggi del libro Finché il caffè è caldo, romanzo di esordio dello scrittore Kawaguchi Toshikazu (classe 1971) diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Anche in Italia il libro è da settimane ai vertici delle classifiche delle vendite, conquistando il terzo posto nella sezione della narrativa straniera (21 edizioni, 100.000 copie vendute), seguito – indovinate un po’ – da un altro titolo di Kawaguchi, Basta un caffè per essere felici, che cavalca l’onda del successo precedente e conta in italia tre edizioni in una settimana (dati del Corriere della Sera, dom 31 gennaio 2021).

Mentre il titolo giapponese del film ricalca quello originale del libro Kohi ga samenai uchini, la cui traduzione è Finché il caffè e caldo, il titolo internazionale Café Funiculi Funicula sembra voler rendere omaggio alla popolarissima canzone napoletana del 1880 composta da Turco/Denza per celebrare la funicolare che portava al Vesuvio inaugurata l’anno prima. Veniamo alla trama: Café Funiculi Funicula racconta di una caffetteria vecchio stile, con cento anni di storia, sulla quale circolano strane voci e leggende: seduti al tavolino davanti a una tazza di caffè sembra sia possibile, per una volta soltanto, rivivere un momento del passato. C’è però una regola fondamentale da seguire: il caffè va sorseggiato e bevuto prima che si raffreddi.

Per vivere un’esperienza simile bisogna fare i conti con il proprio passato e nel film si alternano quattro personaggi disposti a farlo, con quattro diverse storie, nelle quali ogni spettatore può trovare elementi di immedesimazione; frasi non dette, dissapori, persone con le quali i rapporti si sono interrotti in modo brusco o inaspettato per i motivi più vari. E se è vero che il passato non si può cambiare – neanche nella insolita caffetteria- almeno è possibile prendere coscienza del presente e viverlo con più consapevolezza e pienezza. Ne usciamo più felici, o almeno rasserenati. Ad accogliere i clienti nella caffetteria e servire il magico caffè che va sorseggiato caldo e non va lasciato raffreddare – pena trasformarsi in un’arida cliente che occupa un tavolino del cafè immersa in una lettura che la rende indifferente a ogni cosa e persona che le passa accanto – è Tokita Kazu, interpretata da Arimura Kasumi. Tra gli altri membri del cast, Ito Kentaro, Yo Yoshida e Yutaka Matsushige.

Altra trasposizione cinematografica molto ben riuscita è quella del corto animato della Production I.G The Girl from the Other Side (tit. orig. Totsukuni no shojo) tratto dal manga scritto e disegnato da Yoshida Ayumu, in arte Nagabe, pubblicato in serie sulla rivista giapponese Comic Garden (edita da Mag Garden) a partire da settembre 2015, e dal 2019 anche in Italia dalla Edizioni BD. Il corto è senza dialoghi ma le immagini giocate sul contrasto tra bianco e nero e la caratterizzazione di due mondi in netta contrapposizione non lascia dubbi sui contenuti: il mondo immaginato da Nagabe ricalca la divisione manichea tra Bene e Male o se vogliamo quella taoistica Luce/Tenebre, Negativo/Positivo. Da un lato della foresta vivono gli esseri umani – ritratti con i toni del bianco – e dall’altro gli Outsider, esseri mostruosi, ovviamente neri, che rendono nero e mostruoso tutto ciò che toccano. Unico punto di incontro e unica speranza di superamento del conflitto che tiene rigidamente separati i due mondi è la bambina, che si pone come ponte per andare oltre le diversità e, come tale, verrà protetta proprio da un Outsider.

Tratto da un racconto breve del giovane romanziere Isaka Kotaro (classe 1971) è il film Little Nights, Little Love (2019) diretto da Imaizumi Rikiya giovane regista emergente che è anche il protagonista di uno dei 5 Talk a cura di Mark Schilling realizzati in esclusiva per il JFF Plus. Imaizumi racconta nell’intervista che ha letto diversi racconti di Isaka, ma indubbiamente ce ne sono alcuni che si prestano meglio di altri a una trasposizione cinematografica, anche se il lavoro da compiere sul linguaggio è molto complesso perché lo scrittore usa un linguaggio molto ricercato che nei dialoghi cinematografici risulterebbe troppo artificiale ma che dispiace abbandonare. Così Imaizumi ha fatto sì che nel film il personaggio ‘abilitato’ a mantenere il linguaggio usato dal romanziere come standard linguistico nel racconto fosse solo Kazuma, il marito scansafatiche con una filosofia tutta sua, amico del protagonista.

La trama principale è quella che segue le vicende di Sato, giovane impiegato in una società di sondaggi, incaricato di sottoporre un questionario ai passanti di fronte alla stazione di Sendai. Il caso vuole che Saki, dopo aver accettato di rispondere al questionario, diventi la ragazza di Sato e che dopo 10 anni di fidanzamento il giovane si decida a chiederle di sposarlo. Ma altre storie di amore e di sport, che lambiscono anche i temi del bullismo e dell’autostima, si intersecano nel film e si snodano sulle note di una colonna sonora che ha per tema principale la canzone Chiisana Yoru (Little Nights) del popolarissimo cantautore Saito Kazuyoshi. Il regista afferma di aver scelto questo racconto breve di Isaya perché – a differenza della maggior parte delle sue storie pertinenti al genere mystery/thriller con protagonisti ladri, assassini o addirittura un Dio della Morte – qui parla di gente comune, persone della porta accanto e questo aspetto ha reso più semplice la trasposizione cinematografica. E proprio perché si tratta di gente ordinaria, quando gli attori nella recitazione compiono un errore che potrebbe senz’altro capitare anche a persone ordinarie, Imaizumi decide di incorporare quell’errore nel film, così come anche le cose che sfuggono al nostro controllo, perché nella vita accade proprio questo.

Tema ricorrente nel film è quello degli incontri tra le persone, sviluppato in modo divertente e anche un po’ amletico: il messaggio è che dagli incontri nasce qualcosa di nuovo, che ricorda anche il detto giapponese Ichi-go-ichi-e 一期 一 会, lett. “Una volta, un incontro” ossia “una volta nella vita”, un invito ad apprezzare qualsiasi incontro nella vita perché irripetibile; nel film l’incontro fortuito fa nascere amori e amicizie quasi fosse una felice predestinazione. E le riflessioni sull’argomento di Sato, del suo collega più anziano alle prese con una crisi di coppia e dello scanzonato amico Kazuma portano inevitabilmente lo spettatore a interrogarsi sugli incontri fatti nella propria vita.

 

Testi: Isabella Lapalorcia

Istituto Giapponese di Cultura

 

Stephen King pubblicherà un saggio a Scampia

Scampia è un quartiere del napoletano noto alle cronache come un posto difficile, dove si spacciava droga, dove la camorra ha gestito per anni il malaffare di tutta Napoli, Italia e fuori Nazione. Da un paio di anni però la voglia di riscatto di Scampia si fa sempre più forte con molti progetti a favore della comunità. Tra questi spunta qualcosa di illustre che coinvolge nientemeno che il maestro del thriller Stephen King ed una piccola casa editrice situata proprio lì, che porta il nome di Marotta & Cafiero.

Da come potete constatare dalla foto in alto, la volontà di fare del bene di questa realtà è molta. Vi basta leggere la scritta sul pannello dietro al titolare “libro sospeso, prendi è gratis” per capire quanto sia importante portare la normalità anche a Scampia. Dobbiamo dunque ringraziare il titolare ed editore Rosario Esposito, soprannominato non a caso spacciatore di libri, perché questo è lo spaccio che tutti si augurano di avere nel proprio quartiere e/o città. La cultura è da sempre il punto di ritrovo per far partire il cambiamento di cui una società ha bisogno. Trovate Rosario nella sua “La scugnizzeria” ovvero il nome della libreria di cui gestisce le funzioni e che è stata persino visitata dal ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi. Vi basta andare a Scampia e domandare del luogo, sicuramente troverete qualcuno che saprà indirizzarvi.

La visita del ministro non è di sicuro l’unico vanto. Infatti la casa editrice si forgerà di una collaborazione internazionale e soprattutto di un certo livello. Sì, perché è stata scelta per pubblicare e stampare le copie del saggio sulle armi di King, Guns contro le armi, che ha già venduto oltre 500milioni di copie nel Mondo. Se c’era qualcosa che poteva ridare onore a Napoli in generale, è proprio un evento del genere, fondamentale per la cultura di un Paese agli occhi del mondo, perché sappiamo che Stephen King non è un autore sconosciuto. Anche il titolo che sottolinea l’importanza di andare contro la cultura della violenza, che sicuramente un luogo come Scampia necessita di avere, ma che King ha ispirato dagli eventi che vengono scaturiti negli Stati Uniti a causa della facile reperibilità di un’arma. Un mercato che genera miliardi e morte, che da sempre macchia anche una Nazione così grande.

Tutto è nato quando Esposito ha deciso di contattare l’agente di King dopo aver letto l’annuncio della pubblicazione. Per loro ricevere risposta è sembrato all’inizio impossibile, ma una volta constatata la notizia è cominciato il processo. Viva i libri, abbasso le armi.

 

 

Amazon Prime Reading: arriva anche l’offerta per la lettura

Cosa mancava all’impero Amazon che potesse far gola a nuovi utenti con l’offerta dei loro abbonamenti? Ovviamente i libri! Arrivato questo mese il Prime Reading, strumento utile soprattutto per i possessori dei kindle book. Di cosa si tratta e cosa bisogna fare per utilizzarla? Scopriamolo insieme.

Inutile dirvi che questo vantaggio è già compreso nell’abbonamento Amazon Prime e tutti i suoi relativi piani mensili ed annuali, quindi non ci sarà nessun sovrapprezzo. Il costo infatti resta sui 4,99 euro al mese ed i 36,00 euro annui. Amanti della lettura preparatevi dunque a sbarcare nel mondo di Prime Reading e magari decidervi una buona volta a procurarvi un kindle book, anche se lo sappiamo: il fascino della carta e del collezionismo è difficile da debellare. Fatelo per l’ambiente, per il vostro portafogli soprattutto.

Perché ne giova il vostro portafoglio?  Beh perché compreso nel vostro abbonamento potrete accedere ad una selezionata lista di e-book in maniera totalmente gratuita, SENZA COSTI AGGIUNTIVI. La lista comprende una libreria digitale di fumetti, guide turistiche e libri in costante aggiornamento, un po’ come capita anche con Prime Video anche se in quel caso parliamo di serie tv e film. Con l’ausilio del vostro kindle potrete accedervi in qualsiasi momento e luogo, comodamente tramite tablet e pure senza, semplicemente installando l’applicazione di prime sul vostro dispositivo.

Per capire quali libri aderiscono all’offerta vi basterà leggere la dicitura “EUR 0,00 Prime” per scaricare comodamente il prodotto da voi scelto. In caso in cui acquistiate i libri avrete però bisogno del vostro kindle o kobo per accedere direttamente alla vostra libreria personale di libri acquistati. Chi utilizza già kindle potrà dire “ma ho kindle unlimited” beh sappiate che a differenza di Prime Reading che non comporta nessun costo aggiuntivo al vostro abbonamento Amazon, non dovrete dunque pagare il costo mensile di 9,99 euro per kunlimited. Inoltre una volta scaduto l’abbonamento a kindle unlimited, non avrete più a disposizione nella vostra libreria i libri che avete cominciato a leggere, a differenza sempre di Prime Reading che manterrà la lettura in memoria. Dunque ora sapete tutto il necessario per farvi provare questo servizio che gode anche del primo mese gratuito e di un forte sconto se siete studenti universitari.

Max Pezzali presenta il libro Un tuffo negli 883

Appena reduce dal nuovo disco “Qualcosa di Nuovo” Max Pezzali non si è risparmiato ed ha regalato ancora qualcosa di nuovo ai suoi fan. Un libro intitolato “Max 90 Un tuffo negli 883” dove ha voluto raccontare la sua storia con il noto gruppo di cui ha fatto da leader per tanti anni. Un teaser pubblicato sulla sua pagina facebook per pubblicizzarlo, cliccate qui.

Chi in Italia non conosce Pezzali ed i mitici 883? Tutte le generazioni nate nella metà degli anni 80 e poi 90 ha sicuramente preso parte a qualche evento ballando sulle note di questo fantastico gruppo italiano. Come dimenticare la leggendaria “hanno ucciso l’uomo ragno” che ha reso il gruppo famosissimo anche fuori dai confini. Max ormai è da anni solista, ma ha voluto ricordare, oserei dire esaltare, il ricordo legato alla band che l’ha reso celebre e che gli ha donato sicuramente un’infinità di emozioni.

Questo libro descrive gli anni 90 secondo Max attraverso tutti i miti e le leggende che l’hanno influenzato e soprattutto ispirato nella scrittura delle canzoni che hanno reso poi, lui stesso un mito. L’uscita è prevista per il 4 Marzo 2021, ma potete già preordinarlo online tramite Amazon al costo di 18,90€.

Nel libro hanno partecipato con una prefazione Lodo Guenzi de “Lo Stato Sociale” ed il co-fondatore degli 883, con una nota, Mauro Rapetto. Il 2021 si annuncia quindi come l’anno del ritorno ai concerti allo Stadio San Siro accompagnato nel viaggio da Radio Italia. Ricordiamo inoltre che questo non è il primo libro scritto da Max e che volendo recuperare qualcosa di dedicato trovate la sua biografia “Stessa Storia, Stesso Posto, Stesso Bar” pubblicato nel 1998, una seconda autobiografia “I Cowboy non mollano – La Mia Storia” pubblicato nel 2013 ed un romanzo intitolato “Per prendersi una vita” pubblicato nel 2008. Insomma è proprio il caso di dirlo, con tutto quello che ancora continua a regalarci questo artista, le parole giuste ce le ha insegnate proprio lui e quindi ci sembra il caso di ricambiarlo: sei un mito Max! Nell’attesa che davvero qualcosa di nuovo accada e che ci riporti alla vita di prima a goderci i concerti come facevamo tutti insieme abbracciati.

Harry Potter e la parodia trans scritta da Chuck Tingle

Sì, avete letto bene! Non siamo qui per parlavi dei classici scritti da J.K. Rowling ma di una versione “particolare” ad essi ispirati. Vi parliamo sempre di Harry Potter, quel maghetto simpatico con gli occhiali, ma in una versione inedita e soprattutto inaspettata. Lo sappiamo che a leggere l’articolo di seguito penserete PERCHÈ? A questa risposta possiamo rispondervi solo in un modo: perché no?

Ed eccola qui la copertina della parodia più strana che Harry Potter potesse avere. Il titolo originale potete leggerlo ma lo traduciamo per voi “Il Mago Trans Harriet  Porber ed il ragazzaccio Parasaurolophus (dovrebbe esse quella specie di dinosauro) – Una novella romantica per adulti dal due volte finalista del Hugo Award – Chuck Tingle” credo che anche a leggere tale opera non si potrà mai capire appieno, ma va bene così.

La storia

La maga tran Harriet Porber ha un blocco creativo, dopo aver creato un incantesimo di successo. Un po’ come capita agli scrittori e siamo sicuri che a Chuck Tingle quest’idea è arrivata proprio durante uno di questi blocchi. Sotto suggerimento della sua agente Minerma, la maga si trasferisce su un’isola poco lontano dalla costa inglese dove incontra questa sorta di dinosauro parasaurofolo di nome Snabe. Questo personaggio farà ricredere la maga sul piano della realtà, le rivelerà che esiste molto di più oltre il piano dell’apparenza. Alla fine i due si scoprono avere lo stesso obiettivo, creare un incantesimo di successo, ma le cose vengono complicate quando al cast si aggiungono la motosenziente Dellatrix ed una specie di mammut(?) senziente Braco.

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Che successo per Lefebvre: “La Fuggitiva” debutta alla grande

Un vero e proprio thriller, in cui non esistono picchi di interesse, semplicemente per via del fatto che il ritmo rimane sempre estremamente coinvolgente e intrigante. Ne “La Fuggitiva”, che si può acquistare anche su Amazon, la soglia dell’attenzione non cala proprio perché il lettore viene messo nelle perfette condizioni per non abbassare mai la guardia, lasciandosi completamente ammaliare dall’intrigo che si snoda lungo diversi luoghi.

Il personaggio del commissario Gerard

Questo romanzo di cui potete anche leggere una piccola anteprima, non ha pecche dal punto di vista deduttivo, in cui non mancano anche i momenti di riflessione del commissario Gerard. Nella narrazione si stagliano, infatti, delle vere e proprie pause, in cui Gerard riflette su parti, momenti e persone della propria vita, sia al tavolino di un bar che sul divano della propria abitazione.

Eppure, uno dei grandi pregi di Carlo Lefebvre è stato quello di non disegnare Gerard come il detective che ha sempre ragione e difficilmente commettere degli errori, tipica figura che imperversava nei primi anni che hanno caratterizzato il genere giallo. Certo, non è un caso che Gerard abbia dato il nome “Dupin” a uno dei cagnolini che ha salvato dal canile, ma in realtà la descrizione migliore per il commissario è quello di un professionista, indubbiamente competente e intelligente, ma che va a combinare, durante tutto l’arco narrativo, le abilità a livello lavorativo, l’intelligenza e un notevole spirito di osservazione.

Impossibile non affezionarsi a Gerard: arrivato ai cinquant’anni, deve convivere con due problemi, entrambi in campo sentimentale. Da una parte porta con sé le ferite legate al passato e dall’altro la grande paura di non essere in grado di innamorarsi di nuovo. E alla fine le due problematiche si fondono in una sola, che ha un nome, ovvero Michelle. La sua ex compagna, il suo grande amore che è terminato in modo brusco e improvviso, inatteso, lasciandogli in mano dei progetti di vita e anche un sentimento che non accenna a ridursi.

L’uso delle citazioni, che non scadono mai nella banalità

Uno dei tratti principali di questo bellissimo romanzo è rappresentato anche da un aspetto che solo i più attenti sono in grado di notare. Ovvero le citazioni, che non si tramutano mai in definizioni pedanti, ma che al contrario riescono a rappresentare e mettere in evidenza correttamente diverse atmosfere.

La citazione che accompagna l’aperitivo al Pérnod, che riesce ad avvicinare molto il commissario Gerard a Maigret, senza dimenticare le sue immancabili e inseparabili sigarette Chesterfield, creando un legame con il James Bond di Vivi e “lascia morire”. Citazioni tratte dalla più disparata letteratura, riprendendo vari aspetti anche multietnici, lasciando ispirare da Habib Selmi, Fatema Mernissi, André Breton, Ashley Hay, Charles Baudelaire, Robert Musil e Oscar Wild. Non mancano anche le citazioni legate dal cinema, come quelle nei confronti di Abdellatif Kechiche e Marcel Carné, così emerge anche uno stretto legame con la musica, in particolar modo con Dietrich Buxteude, Giovan Battista Pergolesi e gli Armada.

Un debutto che hanno avuto in pochi, per un libro tutto da assaporare: un romanzo che trasuda realtà e che apprezzato in ogni suo dettaglio.

Amore, scelte sbagliate e intrighi: c’è un po’ di tutto nel primo romanzo crime di Lefebvre

Alla fine gira tutto intorno all’amore: lo sanno molto bene gli appassionati di gossip, che non perdono nemmeno per un giorno le principali notizie che vengono rilanciate proprio in riferimento al sentimento più bello al mondo. Nel corso degli anni, però, abbiamo visto anche come tanti vip non sempre abbiano preso delle decisioni rispettose dell’amore. Anzi, è capitato spesse che le scelte sbagliate si sono tramutate in storie che non avevano né capo né coda, magari facendo a meno nella propria vita di persone dallo spessore morale altissimo.

Ebbene, in amore, chi commette qualche sbaglio finisce sempre con il pagarlo, prima o poi. Anche chi scappa da quelle che sono le tradizioni e i costumi che hanno accompagnato tutta la sua vita fino a quel momento, rischia di dover sempre fare i conti con il passato, nonostante magari abbia ritrovato una nuova serenità e si sia rifatto una vita. È l’esempio perfetto arriva dal nuovo romanzo “La Fuggitiva”, scritto da Carlo Lefebvre e già disponibile da qualche mese sulla piattaforma di Amazon per l’acquisto.

La Fuggitiva: da Sahar al commissario Gerard

Lei si chiama Sahar: è giovane e inevitabilmente molto bella e affascinante: eppure, sta per sperimentare sulla sua pelle come le scelte d’amore sbagliate rappresentano uno di quei conti che si devono pagare sempre fino alla fine. Un percorso ricco di colpi di scena e di tensione, che parte decisamente da lontano, per la precisione da Amsterdam.

Un percorso narrativo, di cui si può leggere un estratto sul sito dell’editore Giunti, in cui due omicidi, a prima vista completamente slegati tra loro, scuotono l’attenzione dell’ispettore Legrand, uno degli amici più fidati e di vecchia data del commissario Gerard, a capo dell’intelligence francese. Quando anche Legrand, però, perde la vita durante le indagini che stava portando avanti in un albergo di Marsiglia, ecco che deve scendere in campo lo stesso commissario che affronta in un primo momento il caso con un po’ di svogliatezza, per poi veder aumentare la propria determinazione nel voler raggiungere i motivi che stanno al base di un disegno criminale che annoda i suoi fili dall’Olanda alla Francia, passando anche per i Balcani.

Il destino che si intreccia seguendo un ritmo incalzante

Tra piste false, tracce ambigue e innumerevoli colpi di scena, l’indagine portata avanti da uno dei più stimati membri del DCRI, l’intelligence francese, si imbatterà in Sahar, che a sua volta si è trasferita dalla Tunisia a Marsiglia per seguire l’amore della sua vita, Farid, un connazionale che condivide con lei un’intensità attività politica e sociale contro il governo tunisino guidato da Ben Alì.

L’incontro tra il commissario Gerard e la bella ragazza tunisina avviene praticamente per caso, sfiorandosi, in una libreria particolarmente affascinante localizzata al porto di Marsiglia. I due, però, hanno in comune molto più di quello che si potrebbe pensare, tra delusioni d’amore e quant’altro. L’intreccio dei destini dei due personaggi, Sahar e Gerard, riprenderà praticamente sul finale del thriller, quando il percorso narrativo rischierà di avere un impatto molto grave non solamente sulle loro illusioni. Tra colpi di scena e un ritmo che riesce a essere sempre incalzante, la prima fatica di Carlo Lefebvre è da apprezzare, soprattutto per la capacità di tratteggiare i contorni di un personaggio, il commissario Gerard, che potrebbe presto diventare, come suggerito all’interno della recensione pubblicata su Contornidinoir, motivo di grande fidelizzazione con i lettori.