B: il libro su Berlusconi di Vittorio Testa

Vittorio Testa ha goduto di un osservatorio privilegiato. Ombra di Berlusconi, con Scalfari che lo aveva incaricato – da capocronista di Repubblica – di seguirne le mosse, ci racconta tanto di B. È un romanzo popolare che inizia a Milano nel 1936 all’Isola, quartiere al di là dei binari del cavalcavia di via Farini, sulla strada che porta alle fabbriche dai comignoli già fumanti nelle albe inquinate. Lì un ragazzo di grande talento, in pochi anni, dal trilocale sulla sua Via Gluck approda ai fasti miliardari del tycoon fondatore della tv commerciale e alla conquista del potere, esercitando un fascino su milioni di Italiani che ne fanno il premier più longevo della storia repubblicana, attirando a sé inevitabilmente schiere di oppositori. Il lettore, alla fine, si troverà di fronte ad una vita, e si renderà conto di come essa si sia dipanata necessariamente. Se qualche volta si è sprecata si è sprecata contro se stessa, nel destino di un uomo sempre libero, quanto mai unico e quanto mai solo. Prefazione di Ferruccio De Bortoli.

Con una descrizione del genere potete già immaginare perché un libro su Silvio Berlusconi potrebbe essere interessante. Al di là del personaggio che si è creato, che sia amato od odiato, la storia di uno degli uomini più influenti d’Italia è senza dubbio scritta. Che venga romanzata ed edulcorata per compiacere, su questo probabilmente non c’è dubbio e qualcuno sicuramente non sarà d’accordo, ma vorreste davvero dire che non siete minimamente incuriositi dai retroscena? Il libro è disponibile su Amazon e viene venduto solo in formato fisico con copertina flessibile al prezzo di 17,10 euro. Un uomo che ha fondato anche uno dei partiti più longevi d’Italia con un inno ad hoc che recitava “Menomale che Silvio c’è”.

Insomma un uomo che ha vissuto la vita come voleva, che ci ha fatto vergognare profondamente, che qualcosina a favore degli italiani magari l’avrà pure fatta. Incredibile come nonostante le innumerevoli vicende resta ancora molto seguito. Vittorio Testa racconta alle telecamere di 12tgparma che il suo primo incontro con B è avvenuto nel novembre del 1993 dove ha quasi dovuto incatenarsi fuori dalla famosa villa di Arcore, dimora di sua emittenza, che ad un certo punto ha deciso di riceverlo. Testa non ha mai avuto dubbi della sua discesa in politica avendolo riconosciuto come un narciso a cui piaceva essere al centro dell’attenzione ed anche un combattente pronto ad affrontare le “minacce” della sinistra.

Cocaweb: il libro più chiacchierato del mese

Cocaweb è un libro scritto da un Senatore della Repubblica che ha scaturito l’ira del web. La causa del perché Andrea Cangini sia finito nel mirino di molti volti noti del popolo di internet è da associarsi proprio a questo libro che paragona videogiochi e social alla stregua della dipendenza da cocaina. Ovviamente questo non è andato giù a molti ed ha scaturito una vera e propria ondata di video da famosi youtuber, streamer di twitch che nel campo dei videogiochi ci lavorano da anni. Probabilmente l’essere associati ai drogati che fanno uso di cocaina effettivamente non è una cosa piacevole.

L’escalation del web ha reso però questo libro impopolare, popolare, divenendo il più chiacchierato del mese. L’ennesima storia di attacco ai videogiochi fatto da chi essenzialmente non ne ha mai capito niente. I videogiochi sono ormai vittima saltuaria dei media e politici italiani che li associano spesso a comportamenti che esulano dalle funzioni che un videogioco ha. Il Senatore Cangini però associa ai videogiochi ed i social in generale non solo i comportamenti violenti, ma le concause dell’ansia e depressione, calo del quoziente intellettivo, autolesionismo e disturbi alimentari tanto che la sinossi del libro recita proprio:

Il Web come la cocaina, appunto. Non lo dicono le vecchie zie, lo dicono gli esperti ascoltati dalla commissione Istruzione del Senato nell’ambito di un’indagine conoscitiva sul rapporto tra la tecnologia digitale e gli studenti. Forti dei propri studi e della propria esperienza diretta, psicologi, neurologi, psicoterapeuti, pedagogisti, sociologi, grafologi, linguisti ed esponenti delle forze dell’ordine hanno composto un puzzle allarmante: l’immagine di una generazione perduta. Sta a noi salvarla. Una relazione redatta utilizzando gli atti raccolti in questo volumetto è stata votata all’unanimità dalla VII Commissione del Senato. È un inizio, ma è anche un monito. Che nessuno possa dire, un giorno: «Io non sapevo».

Se volete avere una conoscenza più specifica sull’argomento, e magari fare un’accurata analisi nei vostri video, di chi assieme al Senatore Cangini non è riuscito a spiegarsi bene in un libro che anche nelle recensioni non riscuote successo definito come “pieno di fake news senza fonti adeguate” allora potete acquistarlo da Amazon cliccando qui. Il costo è di 14,25€ attualmente e rischia di diventare uno dei peggiori libri mai scritti in Italia. Siamo sicuri che gli <adulti> siano preoccupati per le nuove generazioni a causa dell’influenza dei social che sicuramente qualche danno lo stanno facendo, magari però prima di parlarne andrebbero usate parole diverse e non “cocaina”.

 

Erin Doom mantiene la vetta Amazon con “Fabbricante di Lacrime”

Abbiamo voluto attendere in questo caso fino alla fine e pare proprio che da li non venga smosso. Il mese di marzo è stato dominato dal romanzo di Erin Doom intitolato “Fabbricante di Lacrime” che su Amazon Libri è il numero 1 dei consigliati. Potete acquistarlo cliccando qui. Il costo attualmente è di 15,10€ per il formato fisico con copertina morbida ed 8,99€ per il formato kindle. Questa la trama:

Tra le mura del Grave, l’orfanotrofio in cui Nica è cresciuta, si raccontano da sempre storie e leggende a lume di candela. La più famosa è quella del fabbricante di lacrime, un misterioso artigiano dagli occhi chiari come il vetro, colpevole di aver forgiato tutte le paure e le angosce che abitano il cuore degli uomini. Ma a diciassette anni per Nica è giunto il momento di lasciarsi alle spalle le favole tetre dell’infanzia. Il suo sogno più grande, infatti, sta per avverarsi. I coniugi Milligan hanno avviatole pratiche per l’adozione e sono pronti a donarle la famiglia che ha sempre desiderato. Nella nuova casa, però, Nica non è da sola. Insieme a lei viene portato via dal Grave anche Rigel, un orfano inquieto e misterioso, l’ultima persona al mondo che Nica desidererebbe come fratello adottivo. Rigel è intelligente, scaltro, suona il pianoforte come un demone incantatore ed è dotato di una bellezza in grado di ammaliare, ma il suo aspetto angelico cela un’indole oscura. Anche se Nica e Rigel sono uniti da un passato comune di dolore e privazioni, la convivenza tra loro sembra impossibile. Soprattutto quando la leggenda torna a insinuarsi nelle loro vite e il fabbricante di lacrime si fa improvvisamente reale, sempre più vicino. Eppure Nica, dolce e coraggiosa, è disposta a tutto per difendere il suo sogno, perché solo se avrà il coraggio di affrontare gli incubi che la tormentano, potrà librarsi finalmente libera come la farfalla di cui porta il nome.

Perché scegliere di leggere questo libro? Oltre al primato Amazon che probabilmente verrà mantenuto anche parte di aprile, il romanzo ha ricevuto numerose recensioni positive. Non a caso è il numero 1 dei best seller il motivo non poteva essere diverso. La Feltrinelli l’ha descritto come “Un romanzo travolgente, una scrittura ipnotica in grado di toccare tutti i cliché della narrativa per giovani senza diventare troppo prevedibile” come potrebbe capitare in una categoria come i romanzi young. Il rating medio è di 4,1 su 5 stelle quindi, seppur non mancano commenti negativi come “noioso e scontato” diciamo che viene promosso con ottimi voti. Se avevate il dubbio forse siete arrivati fin qui con il dubbio tolto e siete decisi ad acquistarlo, vi ricordiamo infatti che potete trovarlo su Amazon cliccando qui dove spicca una recensione che potrebbe convincervi definitivamente all’acquisto “Bello, poetico e crudo. In una realtà grigia che sembra andare avanti per inerzia, Fabbricante di Lacrime mi ha ricordato dell’esistenza di emozioni dalla potenza primordiale e sterminata e, ancora una volta, di quanto sia bello illudersi che la vita possa sempre essere una fiaba a lieto fine.” La vetta però sembra averci messo un po’ ad arrivare perché il libro è in vendita da dicembre 2020 su Amazon, ma come si suol dire meglio tardi che mai ed in questo campo l’improvvisa salita verso la prima posizione può capitare in qualsiasi momento.

 

La top 3 dei libri più venduti di Amazon Febbraio 2022

Amazon è divenuta ormai un’azienda abbastanza affermata nel mondo della vendita dei libri. Nonostante la concorrenza in molti si affidano comunque alla sua piattaforma per vendere le proprie opere. Andiamo dunque a vedere cosa ci riserva questo mese la top dei best seller.

#1 La pura vida – Gianluca Gotto

Cosa succede quando ti abitui all’infelicità? Alessio non ci ha mai pensato, fino al giorno in cui Elena entra nella sua vita e gli mostra che esiste qualcosa di bello e luminoso al di là delle responsabilità sul lavoro e della routine. Ma poi Elena sparisce, così com’è arrivata. E Alessio entra in una strana crisi personale: ha 29 anni, vive a Milano e ha un lavoro che gli piace. Però manca qualcosa: qualcosa di suo e di nessun altro. I sogni di un tempo dove sono finiti? La sensazione è quella di aver accumulato già troppi rimpianti, e così Alessio decide di fare il primo colpo di testa della sua vita: prendendo come riferimento una vecchia lista di desideri mai realizzati trovata per caso, decide di buttarsi in un’avventura che lo aiuti a evolvere nella persona che vorrebbe essere: un viaggio in Centro America, alla riscoperta di quel “buon vivere” che sembra aver dimenticato.

Ispirato dall’esperienza in Costa Rica, dove ha vissuto per alcuni mesi tra il 2020 e il 2021, in questo romanzo Gianluca Gotto ci accompagna in uno dei paesi più felici al mondo, alla scoperta della filosofia della “pura vida”. Un atteggiamento semplice ma potente che, come imparerà Alessio, è la risposta giusta alla frenesia e alla paura delle nostre vite sempre più complesse. Potete acquistarlo cliccando qui.

#2 Fabbricante di lacrime – Erin Doom

Tra le mura del Grave, l’orfanotrofio in cui Nica è cresciuta, si raccontano da sempre storie e leggende a lume di candela. La più famosa è quella del fabbricante di lacrime, un misterioso artigiano dagli occhi chiari come il vetro, colpevole di aver forgiato tutte le paure e le angosce che abitano il cuore degli uomini. Ma a diciassette anni per Nica è giunto il momento di lasciarsi alle spalle le favole tetre dell’infanzia. Il suo sogno più grande, infatti, sta per avverarsi. I coniugi Milligan hanno avviatole pratiche per l’adozione e sono pronti a donarle la famiglia che ha sempre desiderato. Nella nuova casa, però, Nica non è da sola. Insieme a lei viene portato via dal Grave anche Rigel, un orfano inquieto e misterioso, l’ultima persona al mondo che Nica desidererebbe come fratello adottivo. Rigel è intelligente, scaltro, suona il pianoforte come un demone incantatore ed è dotato di una bellezza in grado di ammaliare, ma il suo aspetto angelico cela un’indole oscura. Potete acquistarlo cliccando qui.

#3 La canzone di Achille – Madeline Miller

Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride. Potete acquistarlo cliccando qui.

 

Il fumetto di Khaby Lame “Super Easy”

Khaby Lame è una star di tik tok che ha scalato velocemente la classifica come influencer più seguito d’Italia grazie ad una semplice espressione e gestualità. Forte della sua mimica, senza bisogno di parole, questo ragazzo italiano ha superato anche Chiara Ferragni. Il motivo? Linguaggio universale “Super Easy” proprio come il titolo del fumetto. Non essendoci nessuna parola in italiano, usando la sua sola espressione, la sua popolarità è cresciuta a livello mondiale ed è per questo che la sua salita sulle vette dei social è stata repentina. Dunque perché non realizzare anche un fumetto? Qualcuno ci ha pensato ed infatti è possibile acquistarlo.

Un ragazzo semplice, che dalla provincia di Torino ha deciso di lasciare il mondo virtuale dei social network, per diventare un supereroe, protagonista di un fumetto intitolato Super Easy realizzato da Piero B. Zemolo (disegni) e Giulio D’Antona (sceneggiatura del film). I due artisti sono volti già noti al mondo dei fumetti. Hanno infatti già collaborato con la Disney, realizzando alcune storie per il settimanale Topolino. Il cartone animato di Khaby Lame (edito da Mondadori) è già disponibile online, sui migliori siti di e-commerce dal 18 gennaio.

Certo, il fumetto di Khaby Lame non è una trasposizione su fumetto dei video già presenti su TikTok e Instagram. Super Easy è il supereroe della semplicità che, grazie all’ormai famoso gesto delle mani, può migliorare la vita delle persone del suo quartiere di Chivasso. Qualsiasi supereroe che si rispetti ha ancora bisogno della sua nemesi. Batman ha Joker, Superman Lex Luthor, Spiderman il Green Goblin e Super Easy ha Mr. Domino, il genio delle complicazioni inutili. Il supereroe sociale dovrà quindi scontrarsi con Mr. Domino e sconfiggerlo per cercare di salvare il mondo dai suoi complicati piani. Nonostante non mancherà l’ironia che ha reso Khaby un fenomeno mondiale, Super Easy racconterà anche la storia del tiktoker. L’arrivo in Italia dal Senegal, la periferia di Chivasso e il successo mondiale grazie ai social durante i terribili mesi della pandemia da Covid-19.

L’editoria, da tempo in crisi, può essere salvata da questi nuovi supereroi? Il fumetto di Khaby Lame, ma i libri e la graphic novel con protagonisti le star di Instagram, TikTok e YouTube, potrebbero essere uno stimolo per avvicinare i bambini alla lettura? Per quanto strano possa sembrare, le vendite di questo tipo di libri e fumetti sono un chiaro segno di ciò che piace ai più giovani (spesso a scapito dei grandi classici). Se questo è un modo per avvicinare alla lettura un certo tipo di pubblico, questo tipo di contenuto è il benvenuto anche se forse andrebbero letti pure i classici. Presto avremo la risposta.

 

 

Bill Murray consiglia come cavarsela in un mondo poco amichevole

Se non conoscete Bill Murray probabilmente vi siete persi una delle migliori leggende del cinema attualmente in corso. Mattatore di cult come Ghostbusters, Ricomincio da Capo e Lost in Translation, ci ha deliziato in tutti questi anni di carriera con una verve comica unica nel suo genere. Carisma da vendere e citazioni note, Murray ha lasciato il segno anche in prodotti recenti come Zombieland dove interpetra la caricatura di se stesso in un mondo post-apocalittico.

«Un giorno d’inverno, mentre fuori fioccava, Bill Murray stava passando il tempo alla vineria Grape D’Vine con il proprietario Joe Printz, che per allietare la conversazione aveva stappato una bottiglia di Barolo. I clienti entravano per comprare del vino, e appena vedevano Bill gli prendeva un colpo. Quando si ritrovò circondato da un capannello di persone, lui si alzò, offrì il bicchiere di vino a una donna e uscì. In strada, raccolse una manciata di neve, l’appallottolò e la scagliò contro la schiena di un passante. Furibondo, l’uomo si girò e gli si avvicinò con fare minaccioso – ma quando capì chi fosse l’insolente, scoppiò a ridere e si mise anche lui a fare una palla di neve. Tutti gli altri uscirono dalla vineria seguendo l’esempio di Bill e, di lì a poco, la strada si riempì di adulti che battagliavano con le palle di neve

Questo è uno dei tanti aneddoti e storie vere che potete trovare nel libro “l’arte di essere Bill Murray” scritto da Gavin Edwars che ha raccontato alla fonte in fondo all’articolo, la particolarità e la ricerca di scrivere un libro su una persona che lavora tramite un numero verde ed un avvocato, che non usufruisce di altri mezzi stampa come ogni appartenente allo star system, una persona di cui si raccontano tante leggende per poi scoprire che la maggior parte sono tutte vere. Bill Murray è da sempre una personalità particolare e tramite questi racconti, l’autore vuol far notare come ci si può alleggerire la vita anche se si è superfamosi perché alla fine viviamo semplicemente tutti nello stesso mondo che spesso può risultare difficile.

Edwards ha raccontato quanto fosse insolito essere assorti sull’incrocio di una strada di New York e ritrovarsi la star di Ghostbusters coprirti gli occhi con le mani per poi esclamare “Nessuno ti crederà mai” regalando così qualcosa di gioioso e memorabile al capitato. Tra l’altro l’attore ha rievocato uno degli aneddoti del libro, insieme ad Emma Stone, durante il ritiro di un premio lasciando palesemente intendere che approvi la cosa.

FONTE

“Io sono Giorgia” il libro sulla Meloni

“Vabbè dai allora anche io posso scrivere un libro, anzi comincio proprio adesso” siamo sicuri che questa è stata la prima cosa che avete pensato quando avete letto il titolo ed aperto questo articolo. Sicuramente Giorgia Meloni non è l’unico personaggio inusuale che scrive un libro, arte ormai finita in mano a scellerati che scrivono ogni cosa pur di ricavarne qualcosa. Comunque questo è “Io sono Giorgia” iconica frase ormai slogan della principale rappresentante del partito Fratelli D’Italia.

Il titolo ormai deriva dal noto tormentone della frase esclamata dalla Meloni durante un comizio. Una frase che l’ha lanciata nel mondo dei meme tanto da essere state create delle canzoni. Dalla musica alla lettura, ormai la Giorgia Nazionale è un’artista a tutto tondo. Il libro è edito da Rizzoli e costa sui 18 euro. Lo potete trovare nelle librerie fisiche come Feltrinelli e Mondadori, ma anche sui grandi e-commerce come eBay ed Amazon. Insomma se davvero, ma davvero, vorreste comprarlo non avete scampo, il volto della Meloni sarà praticamente ovunque. È comunque dal successo musicale e fenomeno pop di cui si è trovata rappresentate, che Giorgia Meloni ha deciso di scrivere il libro come spiega anche nell’introduzione dello stesso:

Quel curioso connubio tra comizio e musica da discoteca, con tanto di balletto montato ad arte, spiccò il volo nelle visualizzazioni rendendomi popolarissima, soprattutto tra i nati dopo il 2000. Quella che doveva essere un’arma contro le mie idee era diventata, per paradosso, un potentissimo amplificatore per propagarle. E di colpo mi aveva trasformato da noioso esponente politico a curioso fenomeno pop. È stato quel pezzo la ragione per la quale mi sono convinta a scrivere questo libro. Da allora ho visto troppa gente parlare di me e delle mie idee per non rendermi conto di quanto io e la mia vita siamo in realtà distanti dal racconto che se ne fa. E ho deciso di aprirmi, di raccontare in prima persona chi sono, in cosa credo, e come sono arrivata fin qui.

Di cosa parla il libro? Se possiamo usare una terminologia che descriva perfettamente l’autobiografia, la politica, gli errori e le mancanze nella vita di una persona, in questo caso di Giorgia Meloni, allora il termine giusto è “Formazione”. Infatti il libro spiega come una donna, nonostante un passato non proprio facile causa mancanza del padre, nonostante le gaffès fatte da lei e gli scivoloni del partito a cui appartiene, essa possa trarne una sorta di formazione e continuare a ‘fare’.

 

La storia di Rocco Casalino scritta ne “Il portavoce”

Rocco Casalino è un personaggio politico che sin da subito ha destato astio da parte del popolo, che da sempre lo aveva visto come il partecipante ad un programma effimero quale il “Grande Fratello”, programma che lo stesso Casalino non ha mai disdegnato e che anzi ha dichiarato alle telecamere di Barbara D’Urso che è stata un’esperienza che rifarebbe ugualmente.

Dal 2018 Rocco Casalino è divenuto un esponente importante per il Movimento 5 Stelle fino a diventare portavoce dello stesso ex Premier Conte. La sua carriera è costellata di gaffès anche politiche, che nel suo libro edito da Piemme “Il portavoce-La mia storia” riporta come se fossero errori da cui ha dovuto imparare per la vita che poi si è creato. Casalino è sicuramente conosciuto come quello del GF ma non tutti sanno che alle spalle ha una carriera scolastica non del tutto indifferente.  Infatti come scritto nell’anticipazione del libro “Rocco studia duramente, è tra i più bravi della classe, con una forte propensione alla matematica.” la stessa propensione che una volta tornato in Italia lo farà iscrivere alla facoltà di Ingegneria a cui poi si è laureato. Vi sorprenderà saperlo ma rocco effettivamente ha una laurea e competenze per il ruolo che ad oggi svolge. Continua la premessa “tante vite vissute, tante lezioni imparate, tanta voglia di farcela a tutti i costi per diventare il portavoce di Giuseppe Conte ed essere uno degli uomini più decisivi degli ultimi 2 anni.”

Il libro ha avuto diversi rimandi con la data a causa della crisi di Governo che ha attraversato il paese, ma potete trovarlo in vendita dal 16 febbraio su Amazon e tutte le librerie convenzionate al costo di 9,99€ in formato Kindle e 17,00€ copertina rigida. Se volete dunque conoscere la storia dietro il politico più chiacchierato di questi tempi non vi resta che leggere la sua storia per farvi un’idea che magari dietro alla persona non esiste solo l’apparenza di quello che è stato, ma che può esserci qualcuno di molto più posato.

JFF PLUS: Online festival, le trasposizioni cinematografiche

Al JFF PLUS: Online festival ONE NIGHT (2019) di Shiraishi Kazuya e altre recentissime trasposizioni cinematografiche da pièce teatrali, bestsellers, manga, favole per bambini e racconti brevi made in Japan

One Night (2019) da una pièce teatrale di Kawabara Yuko

Gon, the Little Fox (2019, corto animato in Stop Motion) da una storia della letteratura per l’infanzia scritta nel 1932 da Niimi Nankichi

Production I.G Short Animation: The Girl from the Other Side (2019, corto animato della Production I.G) dall’omonimo manga di Nagabe

Caffè Funiculi Funicula (2018) dal bestseller Finché il caffè è caldo di Kawaguchi Toshikazu

Little Nights, Little Love (2019) da un racconto breve di Isaka Kotaro

 

Il cinema, si sa, oltre che sprigionare dalla fantasia, dai sogni o da visioni distopiche di registi e sceneggiatori, trae spesso ispirazione da fatti di cronaca, personaggi della storia o dalla letteratura. In Giappone capita spesso che siano i manga o i best seller a essere fonte di ispirazione per i film ed essendo il popolo giapponese un popolo di accaniti/fervidi lettori è abbastanza normale che gli stessi affollino (in tempi pre-Covid) le sale cinematografiche spinti dalla curiosità di vedere la resa cinematografica o di ritrovare i personaggi conosciuti nel corso delle loro letture. Nella selezione del JFF Plus: Online Festival si contano diversi film tratti da manga, romanzi e pièce teatrali made in Japan e ci piace analizzarne alcuni più da vicino.

Dal teatro trae spunto la sceneggiatura e il riadattamento per il grande schermo di One Night (2019) di Shiraishi Kazuya, tratto dall’omonima pièce scritta nel 2011 dal drammaturgo Kawabara Yuko, che portava in scena il sofferente personaggio di una madre assassina costretta a lasciare da soli i suoi 3 giovani figli – Yuji, Hiroki e Sonoko – per scontare 15 anni di carcere, dopo aver confessato l’omicidio del violento marito, proprietario di una piccola compagnia di taxi.

La sceneggiatura teatrale di Kawabara è stata smontata, rimaneggiata e adattata alle esigenze cinematografiche del film dal regista stesso e dallo sceneggiatore Takahashi Izumi, che è riuscito nella delicata operazione di dilatare spazi e ridistribuire l’intensità emotiva del fatto tragico all’origine della storia su più personaggi.

L’attenzione del testo teatrale era concentrata sulla madre Koharu, sul suo dramma interiore, sulla sofferenza di convivere con un marito violento, sulla decisione di liberare i figli da un padre manesco e irascibile, mentre Shiraishi la sposta sul figlio minore, Yuji, interpretato nel film da Sato Takeru, cresciuto con un forte rancore per la mamma e allontanatosi anche dai fratelli. Vista la centralità del personaggio materno nella pièce, il ruolo di Koharu era comunque da affidare a un’attrice dalla grande forza interpretativa e la scelta è ricaduta su Tanaka Yuko, molto amata in Giappone e più volte premiata per la sua recitazione in ruoli minori, compresa la candidatura come miglior attrice non-protagonista all’Asian Film Award proprio per il ruolo della madre assassina in One Night (noi la ricordiamo anche nel commovente ruolo di madre nel film Tokyo Tower: Mom and Me, and Sometimes Dad di Nishitani Hiroshi, uscito nel 2006, e per l’attuale partecipazione in un ruolo minore nella serie Midnight Diner su Netflix).

Nell’interessante conversazione con Mark Schilling (disponibile sulla piattaforma durante tutta la durata del Festival), il regista spiega di aver illustrato a Tanaka il ruolo tormentato che avrebbe dovuto interpretare e quale immagine di madre avevano in mente lui e lo sceneggiatore Takahashi; l’attrice sembra aver incamerato quell’immagine che le avevano suggerito nel primo colloquio, restituendola mirabilmente nel corso delle riprese, scena dopo scena. Nella pièce teatrale la scenografia era composta di un piccolo set: una stazione di taxi da un lato, la casa dove abitava la famiglia dall’altro e al centro un cortile. Il regista Shiraishi desiderava che la storia si sviluppasse in spazi un po’ più ampi e che il dramma si concentrasse maggiormente sui vari componenti della famiglia.

Il tragico fatto vissuto nell’infanzia si ripercuote infatti, in un modo o nell’altro, nelle vite di tutti e tre i fratelli, sebbene sia il minore Yuji a ostentare maggior rancore e dolore. Molto intensa anche l’interpretazione di Matsuoka Mayu nel ruolo della figlia Sonoko, colei che più dei fratelli sembra agire per una riconciliazione familiare. Regista e sceneggiatore del film hanno inoltre lavorato molto sui dialoghi. Quelli troppo teatrali sono stati adattati al linguaggio di un film contemporaneo, ma le battute più interessanti recitate a teatro le hanno volute mantenere anche nella trasposizione cinematografica. Per es. la madre alla fine del film dice: “Tada, yoru dattandesu” ossia “Era solo una notte come le altre”. Questa battuta, che condensa una drammaticità condivisa da tutti i personaggi, è rimasta identica a quella recitata in teatro. Con One night (2019) il regista Shiraishi Kazuya si è aggiudicato il Japanese Director Award nella edizione n. 93 del Kinema Junpo Best Ten, la classifica dei migliori 10 film giapponesi stilata da una delle più prestigiose riviste di cinema dell’arcipelago.

Shiraishi Kazuya, classe 1974, è regista molto prolifico; negli ultimi 5 anni ha realizzato ben 10 lungometraggi, tra cui 2 film di crimine – The Devil’s Path (2013) e The Blood of Wolves (2018) – e il biotopic Dare To Stop Us (Tomerareruka, Oretachi wo, 2018), quest’ultimo presentato in anteprima italiana dal FEFF 21 e in seconda visione dall’Istituto Giapponese nel maggio 2018. Nelle sue opere affronta spesso il tema delle persone ai margini della società.

In One Night è presentata una famiglia che fa una vita normale, a parte il padre violento, ma in una notte cambia tutto e si ritrovano a essere emarginati, senza una seconda occasione per reintegrarsi nella società. Mark Schilling, il giornalista che lo ha intervistato per il JFF Plus, ci vede un erede della tradizione del cinema giapponese degli anni ’60 e ’70, l’epoca di rottura rispetto al mondo degli Studios, l’epoca di film di ‘guerriglia’ e di autori come Wakamatsu Koji, Oshima Nagisa, Shinoda Masahiro, Yoshida Kiju e tanti altri registi che facevano capo alla storica casa di produzione indipendente ATG (Art Theatre Guild of Japan), fondata nel 1961 con lo scopo di distribuire pellicole cinematografiche prodotte in patria o all’estero, che non avrebbero avuto spazio nei circuiti tradizionali. One Night è un film molto intenso, che indaga il mistero dell’uomo, di quell’uomo capace di uccidere la madre la mattina e il pomeriggio aiutare un’anziana a attraversare su un passaggio a livello, perché il buono e il cattivo è in ognuno di noi; non ci sono tonalità di solo nero o solo bianco, ma ci sono tante sfumature di grigio a caratterizzare l’umanità.

Veniamo a un’opera completamente diversa, Gon, the Little Fox, il corto animato in Stop Motion del regista Yashiro Takeshi. Tratto da una tradizionale favola per bambini (in giapp. dowa) dal titolo Gongitsune scritta nel 1932 da Niimi Nankichi – pseudonimo di Niimi Shohachi (1913-1943) – è la storia di Gon, una piccola volpe rimasta orfana, dal carattere piuttosto vivace, che si aggira intorno a un villaggio rovinando i raccolti, e combinando ogni sorta di guai. Un giorno ruba un’anguilla al giovane Hyoju, che l’aveva pescata nella speranza di far guarire la mamma da una malattia. Solo quando Gon apprende della morte della madre di Hyoju si rende conto di quanto il suo comportamento abbia arrecato danno e da quel giorno porta segretamente in dono al ragazzo una serie di doni, frutto della sua personale abilità e astuzia di predatore e raccoglitore di funghi, noci e di altri prodotti della natura, tra cui un meraviglioso fiore rosso. Hyoju si trova tutti i giorni questi doni in casa ma ignora chi li abbia portati.

Un giorno mentre sta per rincasare vede uscire il volpino dalla sua abitazione e gli spara. Avvicinandosi si rende conto che è proprio lui il dispensatore di doni, ma non può più rimediare. Sembrerebbe una storia triste, perché muore la madre, muore la volpe, Hyoju si rende conto che è stato un errore colpirla etc., ma il regista ci tiene a spiegare che non è così. Nel film ogni personaggio agisce e vive per raggiungere il bene, cercando di fare tutto al meglio. Il cacciatore anziano consiglia al giovane Hyoju di non esitare a sparare alle volpi perché deve difendere il raccolto per il bene del villaggio. Hyoju va in cerca dell’anguilla per il bene della madre, per curarla. Gon prende l’anguilla dal cesto e le ridona la libertà perché convinto di fare il bene dell’animale. E sempre Gon porta i doni a Hyoju per il bene del ragazzo quando capisce di aver sbagliato e lo vede triste per la perdita della mamma.

Il ragazzo spara alla volpe convinto di difendere la casa e di dimostrare così la sua determinazione a darsi da fare e agire per il bene della comunità. Il messaggio di Yashiro Takeshi è che in ogni persona c’è Amore, c’è l’istinto a fare il bene, anche se talvolta questo bene è invisibile agli occhi degli altri. E anche se ci sono percorsi che si sfiorano senza congiungersi. “Dietro tutte le storie tristi che accadono nel mondo si nascondono gentilezza, serietà e impegno per il bene” afferma il regista nell’intervista rilasciata al JFF Plus (disponibile sulla piattaforma del Festival nella sezione Talks and Events). Una fiaba che da bambini, letta sui testi scolastici alle scuole elementari in Giappone – e quindi conosciuta da tutta la popolazione – non è facilmente comprensibile. E infatti il regista non l’aveva intesa così da bambino. Rileggendola da adulto ne ha compreso il vero significato e ha sentito l’esigenza di comunicarlo ai tanti che come lui forse non sono riusciti a coglierne l’essenza profonda.

Passiamo a un film tratto da un best-seller che sta spopolando anche in italia. Parliamo di Caffè Funiculi Funicola ((Tit. orig. Kohi ga samenai uchini, 2018) di Tsukahara Ayuko, tra i titoli più attesi del JFF PLUS, che porta sul grande schermo i personaggi del libro Finché il caffè è caldo, romanzo di esordio dello scrittore Kawaguchi Toshikazu (classe 1971) diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Anche in Italia il libro è da settimane ai vertici delle classifiche delle vendite, conquistando il terzo posto nella sezione della narrativa straniera (21 edizioni, 100.000 copie vendute), seguito – indovinate un po’ – da un altro titolo di Kawaguchi, Basta un caffè per essere felici, che cavalca l’onda del successo precedente e conta in italia tre edizioni in una settimana (dati del Corriere della Sera, dom 31 gennaio 2021).

Mentre il titolo giapponese del film ricalca quello originale del libro Kohi ga samenai uchini, la cui traduzione è Finché il caffè e caldo, il titolo internazionale Café Funiculi Funicula sembra voler rendere omaggio alla popolarissima canzone napoletana del 1880 composta da Turco/Denza per celebrare la funicolare che portava al Vesuvio inaugurata l’anno prima. Veniamo alla trama: Café Funiculi Funicula racconta di una caffetteria vecchio stile, con cento anni di storia, sulla quale circolano strane voci e leggende: seduti al tavolino davanti a una tazza di caffè sembra sia possibile, per una volta soltanto, rivivere un momento del passato. C’è però una regola fondamentale da seguire: il caffè va sorseggiato e bevuto prima che si raffreddi.

Per vivere un’esperienza simile bisogna fare i conti con il proprio passato e nel film si alternano quattro personaggi disposti a farlo, con quattro diverse storie, nelle quali ogni spettatore può trovare elementi di immedesimazione; frasi non dette, dissapori, persone con le quali i rapporti si sono interrotti in modo brusco o inaspettato per i motivi più vari. E se è vero che il passato non si può cambiare – neanche nella insolita caffetteria- almeno è possibile prendere coscienza del presente e viverlo con più consapevolezza e pienezza. Ne usciamo più felici, o almeno rasserenati. Ad accogliere i clienti nella caffetteria e servire il magico caffè che va sorseggiato caldo e non va lasciato raffreddare – pena trasformarsi in un’arida cliente che occupa un tavolino del cafè immersa in una lettura che la rende indifferente a ogni cosa e persona che le passa accanto – è Tokita Kazu, interpretata da Arimura Kasumi. Tra gli altri membri del cast, Ito Kentaro, Yo Yoshida e Yutaka Matsushige.

Altra trasposizione cinematografica molto ben riuscita è quella del corto animato della Production I.G The Girl from the Other Side (tit. orig. Totsukuni no shojo) tratto dal manga scritto e disegnato da Yoshida Ayumu, in arte Nagabe, pubblicato in serie sulla rivista giapponese Comic Garden (edita da Mag Garden) a partire da settembre 2015, e dal 2019 anche in Italia dalla Edizioni BD. Il corto è senza dialoghi ma le immagini giocate sul contrasto tra bianco e nero e la caratterizzazione di due mondi in netta contrapposizione non lascia dubbi sui contenuti: il mondo immaginato da Nagabe ricalca la divisione manichea tra Bene e Male o se vogliamo quella taoistica Luce/Tenebre, Negativo/Positivo. Da un lato della foresta vivono gli esseri umani – ritratti con i toni del bianco – e dall’altro gli Outsider, esseri mostruosi, ovviamente neri, che rendono nero e mostruoso tutto ciò che toccano. Unico punto di incontro e unica speranza di superamento del conflitto che tiene rigidamente separati i due mondi è la bambina, che si pone come ponte per andare oltre le diversità e, come tale, verrà protetta proprio da un Outsider.

Tratto da un racconto breve del giovane romanziere Isaka Kotaro (classe 1971) è il film Little Nights, Little Love (2019) diretto da Imaizumi Rikiya giovane regista emergente che è anche il protagonista di uno dei 5 Talk a cura di Mark Schilling realizzati in esclusiva per il JFF Plus. Imaizumi racconta nell’intervista che ha letto diversi racconti di Isaka, ma indubbiamente ce ne sono alcuni che si prestano meglio di altri a una trasposizione cinematografica, anche se il lavoro da compiere sul linguaggio è molto complesso perché lo scrittore usa un linguaggio molto ricercato che nei dialoghi cinematografici risulterebbe troppo artificiale ma che dispiace abbandonare. Così Imaizumi ha fatto sì che nel film il personaggio ‘abilitato’ a mantenere il linguaggio usato dal romanziere come standard linguistico nel racconto fosse solo Kazuma, il marito scansafatiche con una filosofia tutta sua, amico del protagonista.

La trama principale è quella che segue le vicende di Sato, giovane impiegato in una società di sondaggi, incaricato di sottoporre un questionario ai passanti di fronte alla stazione di Sendai. Il caso vuole che Saki, dopo aver accettato di rispondere al questionario, diventi la ragazza di Sato e che dopo 10 anni di fidanzamento il giovane si decida a chiederle di sposarlo. Ma altre storie di amore e di sport, che lambiscono anche i temi del bullismo e dell’autostima, si intersecano nel film e si snodano sulle note di una colonna sonora che ha per tema principale la canzone Chiisana Yoru (Little Nights) del popolarissimo cantautore Saito Kazuyoshi. Il regista afferma di aver scelto questo racconto breve di Isaya perché – a differenza della maggior parte delle sue storie pertinenti al genere mystery/thriller con protagonisti ladri, assassini o addirittura un Dio della Morte – qui parla di gente comune, persone della porta accanto e questo aspetto ha reso più semplice la trasposizione cinematografica. E proprio perché si tratta di gente ordinaria, quando gli attori nella recitazione compiono un errore che potrebbe senz’altro capitare anche a persone ordinarie, Imaizumi decide di incorporare quell’errore nel film, così come anche le cose che sfuggono al nostro controllo, perché nella vita accade proprio questo.

Tema ricorrente nel film è quello degli incontri tra le persone, sviluppato in modo divertente e anche un po’ amletico: il messaggio è che dagli incontri nasce qualcosa di nuovo, che ricorda anche il detto giapponese Ichi-go-ichi-e 一期 一 会, lett. “Una volta, un incontro” ossia “una volta nella vita”, un invito ad apprezzare qualsiasi incontro nella vita perché irripetibile; nel film l’incontro fortuito fa nascere amori e amicizie quasi fosse una felice predestinazione. E le riflessioni sull’argomento di Sato, del suo collega più anziano alle prese con una crisi di coppia e dello scanzonato amico Kazuma portano inevitabilmente lo spettatore a interrogarsi sugli incontri fatti nella propria vita.

 

Testi: Isabella Lapalorcia

Istituto Giapponese di Cultura

 

Stephen King pubblicherà un saggio a Scampia

Scampia è un quartiere del napoletano noto alle cronache come un posto difficile, dove si spacciava droga, dove la camorra ha gestito per anni il malaffare di tutta Napoli, Italia e fuori Nazione. Da un paio di anni però la voglia di riscatto di Scampia si fa sempre più forte con molti progetti a favore della comunità. Tra questi spunta qualcosa di illustre che coinvolge nientemeno che il maestro del thriller Stephen King ed una piccola casa editrice situata proprio lì, che porta il nome di Marotta & Cafiero.

Da come potete constatare dalla foto in alto, la volontà di fare del bene di questa realtà è molta. Vi basta leggere la scritta sul pannello dietro al titolare “libro sospeso, prendi è gratis” per capire quanto sia importante portare la normalità anche a Scampia. Dobbiamo dunque ringraziare il titolare ed editore Rosario Esposito, soprannominato non a caso spacciatore di libri, perché questo è lo spaccio che tutti si augurano di avere nel proprio quartiere e/o città. La cultura è da sempre il punto di ritrovo per far partire il cambiamento di cui una società ha bisogno. Trovate Rosario nella sua “La scugnizzeria” ovvero il nome della libreria di cui gestisce le funzioni e che è stata persino visitata dal ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi. Vi basta andare a Scampia e domandare del luogo, sicuramente troverete qualcuno che saprà indirizzarvi.

La visita del ministro non è di sicuro l’unico vanto. Infatti la casa editrice si forgerà di una collaborazione internazionale e soprattutto di un certo livello. Sì, perché è stata scelta per pubblicare e stampare le copie del saggio sulle armi di King, Guns contro le armi, che ha già venduto oltre 500milioni di copie nel Mondo. Se c’era qualcosa che poteva ridare onore a Napoli in generale, è proprio un evento del genere, fondamentale per la cultura di un Paese agli occhi del mondo, perché sappiamo che Stephen King non è un autore sconosciuto. Anche il titolo che sottolinea l’importanza di andare contro la cultura della violenza, che sicuramente un luogo come Scampia necessita di avere, ma che King ha ispirato dagli eventi che vengono scaturiti negli Stati Uniti a causa della facile reperibilità di un’arma. Un mercato che genera miliardi e morte, che da sempre macchia anche una Nazione così grande.

Tutto è nato quando Esposito ha deciso di contattare l’agente di King dopo aver letto l’annuncio della pubblicazione. Per loro ricevere risposta è sembrato all’inizio impossibile, ma una volta constatata la notizia è cominciato il processo. Viva i libri, abbasso le armi.