Il destino si chiama Clotilde di Giovanni Guareschi

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5Il destino si chiama Clotilde di Giovanni GuareschiIl destino si chiama Clotilde di Giovanni Guareschi

Romanzo d’amore e di avventura

Il destino si chiama Clotilde è un romanzo umoristico, che fa ridere. Non perché sia poco serio, ma perché è un intreccio effervescente di trovate, avventure, paradossi, colpi di scena, capovolgimenti di situazioni diverse, paesi diversi, personaggi strani a cui accadono le cose più strane, spesso al margine della legalità. La trama a volte prende direzioni imprevedibili, creando storie nella storia. Il tutto narrato con una piacevole ironia, che scherzando distrugge tutti quei conformismi che purtroppo limitano la nostra vita. Del resto il grande Totò diceva che far ridere è importante anche se difficile, perché bisogna essere più bravi a far ridere che a far piangere. E questo vale sia per l’attore che per lo scrittore. Giovanni Guareschi ci è riuscito benissimo.

La trama
La vicenda, narrata in uno stile gustosamente parodistico, ci fa assistere alla eroicomica lotta tra la milionaria Clotilde Troll e lo squattrinato e aristocratico Filimario Dublè. Clotilde è innamorata di Filimario e vorrebbe farsi sposare da lui; ma questi non vuol saperne. Alla fine però si sposano.

Filimario Dublè è un gentiluomo dal carattere molto fermo e rifiuta il bicchiere d’olio di ricino che la madre vuole fargli bere ad ogni costo. La madre minaccia di non dargli da mangiare finché non l’avesse bevuto, lui non lo beve e va a stare a casa di uno zio. A diciassette anni torna a casa. La madre lo accoglie sulla porta con l’olio di ricino, ma ancora una volta Filimario lo rifiuta e torna dallo zio, con il quale rimane fino a ventitrè anni. Quando la madre muore Filimario ha trent’anni, ma non ha mai accettato quel dannato olio. La madre, per ripicca, nel testamento lascia al figlio tutti i suoi averi purché questi ingerisse l’olio di ricino. Ma un Dublè ha una parola e una sola. Filimario non beve ma ha bisogno di soldi, quindi accetta volentieri l’invito di Clotilde Troll di fare un giro in barca.

Clotilde è multimiliardaria e molto carina, ma molto eccentrica. Infatti Filimario scopre ben presto di essere vittima di uno scherzo della signorina Troll, che ha deciso di relegare lui e altri due gentiluomini nella sua casa sull’isola Bess, con la scusa di non poterli sopportare. Il viaggio in nave dura qualche giorno e i tre prigionieri devono ubbidire della signorina Troll per non essere buttati in mare.

Durante il viaggio due prigionieri, personaggi ironici e incredibili, eleggono Filimario come capo e promettono di fidarsi di lui e di eseguire i suoi ordini, per la sua capacità di restare calmo anche in situazioni di pericolo.
L’attracco a Bess è fortunoso e i tre poveri galantuomini cercano di caricare sulle scialuppe tutti i viveri possibili, dimenticando le chiavi di casa di villa Troll. E di qui una serie di avventure imprevedibili. Il finale è assolutamente inaspettato.

Un romanzo veramente gradevole da leggere. L’umorismo di Guareschi è sempre di classe.

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