autore jonathan safran foer

Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer

Oskar è un bambino di nove anni che ha perduto il papà nella tragedia delle Torri Gemelle.
Vive nella costante paura che squilli il telefono, perché quel suono gli riporta alla mente l’ultimo squillo prima della tragedia che ha sconvolto la sua vita: le ultime parole di suo padre. Perché il suo papà l’ha chiamato poco prima di morire per rassicurarlo sulla sua sorte. E invece…l’ha lasciato con poche parole che sono rimaste impresse nella mente e nel cuore di Oscar: ”C’è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo”. È l’11 settembre del 2001. Dopo quelle poche parole il suo papà non c’è più, divorato da quell’inferno indimenticabile.

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Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer

Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer

A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: “C’è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo”

È l’11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: si aggrappa a questi due elementi per riallacciare il rapporto troncato e compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un percorso difficile, ma ricco di incontri attraverso il quale riuscirà finalmente a dare una risposta all’enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. M sarà soprattutto l’incontro con il nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? di Jonathan Safran Foer

Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? di Jonathan Safran Foer

Jonathan Safran Foer, da piccolo, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna

Quando arrivava, lei lo sollevava per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando andava via. E non solo per affetto, ma anche per la preoccupazione di sapere che il nipote avesse mangiato a sufficienza. È la preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la guerra, ma è stato capace di rifiutare della carne di maiale che l’avrebbe tenuto in vita, perché non era cibo kosher, perché “se niente importa, non c’è niente da salvare”. Il cibo per lei non è solo cibo, è “terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore”. Quando diventa padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come nutrire se stesso, è più importante.

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