Il giorno prima della felicità di Erri De Luca

Smilzo è un ragazzino orfano di entrambi i genitori, al quale hanno appioppato uno strano soprannome: “la scimmia”.
Viene cresciuto da Don Gaetano, un uomo tuttofare, nella Napoli degli anni ‘50, durante la rivolta delle Quattro Giornate: Don Gaetano è elettricista, muratore, portiere del caseggiato in cui abita anche lo Smilzo. Il ragazzo impara molte cose da Don Gaetano, una persona di grande esperienza che riesce a leggere nel pensiero della gente e conosce anche le emozioni più profonde nascoste nella mente del ragazzo, il cui gioco preferito è il calcio: i ragazzi più grandi però lo fanno giocare con loro solo per la sua capacità di recuperare i palloni. Ma lui in realtà va in cortile soltanto per la speranza di vedere Anna, una bambina che vede sempre dietro a una finestra.

Il bambino è stato affidato a don Gaetano dalla madre adottiva. Depositario di molti saperi, quest’uomo tenta di spiegare al ragazzo come a volte va la vita. Ma il sapere più grande è contenuto nei suoi ricordi che giorno per giorno condivide e racconta a questo figlio di nessuno, orfano come lui, e come lui desideroso di sapere e di conoscere, come lui capace di ascoltare, di quando, durante la guerra, don Gaetano aveva accolto e salvato dalla morte un uomo ebreo dandogli asilo in un nascondiglio segreto o di quella mattina in cui Napoli insorse e per quattro giorni costruì barricate contro l’invasione dei tedeschi.
Don Gaetano è quindi l’unico punto di riferimento del ragazzo, che cresce in solitudine, privo di identità, curioso e coraggioso, ricco di esperienze fatte nell’incontro con la gente del palazzo dove vive, in uno stanzino isolato, sognando ad occhi aperti quella bambina, apparsa dietro i vetri di una finestra. Smilzo cresce attraverso i racconti di don Gaetano, cresce nella memoria di una Napoli (offesa dalla guerra e dall’occupazione) che si ribella alla sua stessa indolenza morale con una straordinaria capacità di riscatto.
Smilzo rincontra la bambina della finestra 10 anni più tardi, a diciotto anni, e riesce a darle un bacio, ma quel bacio scatena una furiosa lite con un inquilino del caseggiato, con conseguenze così gravi che deve fuggire in Argentina, verso un mondo nuovo, per scontare le sue colpe.
L’AUTORE
Erri De Luca
è nato a Napoli nel 1950, ha esercitato diversi mestieri manuali in Africa, Francia, Italia: camionista, operaio, muratore,  attualmente, giornalista politicamente impegnato, vive a Roma ed è opinionista de “Il Manifesto”. Diciottenne ha vissuto in prima persona la stagione del ’68 con il gruppo extraparlamentare Lotta Continua. Studia da autodidatta l’ebraico e traduce alcuni libri della Bibbia.
Alla prima opera pubblicata per Feltrinelli “Non ora, non qui” (1989), seguono: “Una nuvola come tappeto” (1991), “Aceto, Arcobaleno” (1992), “In alto a sinistra” (1994), “Alzaia” (1997), “Tu, mio” (1998), “Tre cavalli” (1999), “Montedidio” (2003), “Il contrario di uno” (2003). Nel 2004 pubblica “Mestieri all’aria aperta”, “Lettera a Francesca”, “Precipitazioni”, “Conversazioni con Emanuele Trevi”. Ha inoltre pubblicato “Altre prove di risposta” (Dante e Descartes, 2000) e “Un papavero rosso” (Edizioni Il Menocchio, 2000). Ha tradotto e curato “Esodo/Nomi” (1994), “Giona/Ionà” (1995), “Kohèlet/Ecclesiaste” (1996) e “Libro di Rut” (1999).
È uscito per Einaudi il suo primo libro di poesie “Opera sull’acqua e altre poesie” e nel 2005 ha continuato con  “Morso di luna nuova. Racconto per voci in tre stanze”, “Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo” e sono stati ristampati molti suoi vecchi libri.

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